H2O Magazine

Sole di mezzanotte, zanzare e trote enormi

I Northwest Territories, nell’angolo nord-occidentale del Canada, comprendono alcuni dei laghi più grandi al mondo e in uno di questi – il Great Bear Lake – nuotano i più grossi salmerini di lago del mondo. Rasmus Ovesen ci porta al Plummer’s Great Bear Lodge e al lago che ogni anno produce incredibili quantità di pesci da trofeo.
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H²O magazine…pescare viaggiando.

GREAT BEAR LAKE

Le lingue di fuoco della foresta imperversano sotto di noi, emettendo nell’aria grossi pennacchi di spesso fumo bianco. Klaus e io, seduti su un piccolo velivolo a elica preso a noleggio, sorvoliamo lo spazio aereo tra Yellowknife e il vastissimo Great Bear Lake – un gigantesco specchio d’acqua che ha trovato il suo letto irregolare e frastagliato nell’aspro e desolato Northwest Territory del Canada, vicino al freddissimo Artico. Lo scenario sottostante è tanto inquietante quanto irresistibilmente coinvolgente. È come se fosse divampata una forza schiva e stizzosa della natura, e c’è qualcosa di inquietante nel modo in cui sta cercando di nascondere la sua furia veemente – coprendo tutto di fumo denso, che ben presto lambisce il velivolo, così che per il resto del volo l’ininterrotta devastazione prodotta dalle fiamme è celata ai nostri occhi esterrefatti.

GREAT BEAR LODGE

Il great bear lodge questa settimana è prenotato al punto da scoppiare, perché gli ospiti – che altrimenti avevano intenzione di soggiornare al Plummer’s Great Slave Lake Lodge – sono stati trasferiti qui. Il lodge sul Great Slave Lake, vicino alla città di Yellowknife, rischia di essere distrutto dal fuoco a breve. Anche qui stanno imperversando incendi ingestibili nella foresta e, alimentato caparbiamente da un aspro vento settentrionale, uno di questi è in procinto di trascinare il suo corpo crepitante e distruttivo di lingue di fuoco attraverso la proprietà del lodge. Benché siano stati chiamati a raccolta dei pompieri fin dall’Alaska, la situazione appare grave. E per i giorni a venire molti dei clienti abituali del Great Slave Lake Lodge pescheranno in compagnia di un’assillante paura.

SI PARTE SUBITO

Non meno di un’ora dopo il nostro arrivo siamo seduti a bordo della nostra spaziosa barca Linder in alluminio, che si fa strada con imponenza sulle acque freddissime e leggermente increspate del Great  Bear Lake. La nostra guida, Matt Dick, si dirige verso uno dei numerosi spot di pesca sul Dease Arm – una baia comparabile a un fiordo norvegese di medie dimensioni, che – a noi sconosciuta – consiste in miriadi di baie minori, golfi, barriere coralline, linee batimetriche, faglie e isole svettanti.

L’aria, satura di fumo, ha avvolto il lago in una sorta di nebbiolina irreale che il sole non riesce a penetrare. Ed è solo verso la fine della settimana, quando i venti settentrionali spazzano infine tutto il fumo verso sud, che le dimensioni del lago ci diventano almeno vagamente chiare. Fino ad allora, il semplice fatto che occorrono due taniche di benzina per traghettarci attraverso il Dease Arm e fare ritorno all’accampamento dovrà bastare come indicazione della grandezza del lago. Serve anche a provare che c’è spazio in abbondanza per un lodge sovraffollato con 20 barche e circa 40 ospiti desiderosi di pescare.

IL SALMERINO DI LAGO

La barca viene fatta fermare al di fuori di una serie di barriere coralline che delineano una piccola baia. Qui il fondo si abbassa notevolmente ed è lungo la faglia che la nostra guida – un giovane destinato a diventare nostro amico nei giorni a venire – si aspetta di trovare salmerini di lago da usare come foraggio. Questi pesci aggressivi, che indubbiamente sono gli indiscussi monarchi del reame delle acque artiche, sono predatori selvaggi e ambigui con appetiti insaziabili e fauci sanguinarie fatte per inglobare ignare prede di dimensioni considerevoli. Generalmente si trovano in 25 – 100 metri d’acqua, ma qui in luglio – in piena estate, quando l’instancabile sole di mezzanotte diffonde sulla regione artica una luce chiara e dai colori intensi – i pesci si possono trovare presumibilmente in acque relativamente basse.

I PRIMI LANCI

Con le nostre canne da mosca dalle solide impugnature in ferro ci prepariamo per i primi lanci. Poco dopo i grossi e folti streamer che abbiamo legato sui tippet da 0.40 mm sibilano attraversando l’aria, approdano sull’acqua come uccelli mutilati e si trovano sospinti irresistibilmente verso il basso, nel reame delle acque gelide, dal peso delle nostre lenze che sprofondano. Quando, alcuni secondi dopo, tiriamo su le mosche e le riportiamo verso le barche con lunghi recuperi regolari, i battiti del cuore improvvisamente cominciano ad accelerare incontrollati.

Non abbiamo idea di cosa aspettarci, ma abbastanza presto riceviamo un’indicazione in merito. Al suo terzo lancio la canna da mosca da #10 di Klaus improvvisamente si piega e gratta sotto il peso di un possente pesce che si dimena nelle acque cristalline. Dopo pochi ma intensi minuti il pesce si agita nello spazioso guadino della guida. Klaus procede ora a sollevare fuori dall’acqua un salmerino immacolato di lago di circa 10 libbre per un veloce scatto fotografico e poi si prepara a rilasciarlo. Immerso nelle acque fredde del lago, il pesce sfugge velocemente dalle mani di Klaus e catapulta verso il fondale il suo corpo opaco color oliva, leggermente marmorato. Sopra, rincuorati, due danesi e una guida canadese fanno rumorosamente il tifo.

ECCOLI!

Dobbiamo aver scovato i pesci, perché meno di 10 minuti dopo che Klaus ha rilasciato il primo pesce del viaggio, un forte strattone sulla mia lenza da mosca annuncia che uno dei nostri ingannevoli streamer ha già raggirato un altro salmerino di lago. Anche questo pesce riesce a trasmettere profonde convulsioni sempre più percettibili attraverso le fibre di carbonio della canna da 10. Si muove come una creatura mitologica che emerge dai sette mari – profonda, robusta e pesante – e ogni giro del mulinello da mosca è carico di eccitazione. Un’impennata nel backing seguita da una fase di stizzoso tiro alla fune, ed ecco che nell’acqua appare l’ombra di un pesce. Poco dopo, un altro salmerino si trova irretito suo malgrado.

Lo splendido pesce dall’ampia mole e le sue 14 libbre di peso viene debitamente fotografato e al suo rilascio va dritto verso il suo rifugio, le cupe profondità sottostanti. Non è ancora molto lontano, però, quando i nostri infidi streamer bianchi sibilano di nuovo nell’aria. I nostri cuori battono ancora all’impazzata, ma le nostre anime sono improvvisamente soffuse di una calma e tranquillità fino a quel momento sconosciute.

NEI GIORNI SEGUENTI

Nei giorni seguenti perlustriamo bordi, meandri, barriere coralline, isole e faglie – e sorprendentemente ci sono davvero pochi momenti di noia sulla barca. Regolarmente troviamo pesci dove le temperature dell’acqua sono più alte, solitamente in baie esposte al vento con acqua profonda tra i 15 e i 45 piedi. Ce ne sono un sacco. Questi pesci sono incauti, aggressivi e forti. E le loro dimensioni medie sono alquanto impressionanti – probabilmente sulle 10 libbre buone, con di tanto in tanto un esemplare da 20 libbre.

Il fumo spesso e denso che ha velato il lago nei giorni passati si è finalmente alzato e il lago sembra rinato a nuova vita, con questo cielo di un blu intenso e il sole tremolante sopra di noi.

I MOSTRI DEL GREAT BRAKE LAKE

I mostri del great bear lake danno prova anche loro di un po’ d’interesse per le nostre mosche nel corso della settimana. Per esempio, ho tuttora gli incubi di una grossa trota di lago che per poco non mi ha strappato la lenza di mano durante lo strike. Alla fine è sparita procedendo irrimediabilmente verso gli abissi, trascinandosi dietro più di 150 piedi di backing di un bell’arancione acceso. Deve avere inseguito un pesce da 8 libbre con cui Klaus stava lottando – probabilmente per rubarsi la preda, perché ha colpito la mia mosca con risoluta determinazione, quando – a un certo punto del combattimento – la mia mosca è finita ì giusto dietro al pesce di Klaus. Alla fine, comunque, il grosso pesce ha sputato la mosca, così che quel legame di speranza col pesce sognato e cercato in maniera ossessiva è stato bruscamente spezzato.

 Fortunatamente, per la calma e serenità della mia anima sottilmente lacerata, traggo a riva un altro mostro del lago. Con le sue fervide mascelle stringe il mio streamer al di fuori di una grossa pietraia, si dirige immediatamente verso acque più profonde e ben presto si dimostra più pesante e caparbio degli altri pesci che ho allamato finora. Mi piego all’indietro finché non sento scricchiolare le fibre della mia canna, ma il pesce non cede facilmente.

I 10 minuti successivi sono una battaglia tra volontà opposte, ma altrettanto forti. La guida gira attorno al pesce e io faccio del mio meglio per mantenere i nervi saldi e utilizzare tutte le riserve energetiche contenute nella mia canna. Alla fine riesco a far capitolare il pesce. Mi ci avvicino a poco a poco e,quando infine appare lungo il lato della barca, vedo quanto sia davvero grosso. Ora il mio obiettivo si restringe – mi raccolgo in me stesso e tutto ciò che mi resta è la gravità del compito che ho davanti a me: portare il pesce vicino alla barca e metterlo al sicuro nella rete. Quando finalmente succede, riemergo con un forte urlo liberatorio!

Rapidamente dirigiamo la barca verso riva trascinandoci dietro il pesce nella rete, poi io salto in acqua e Klaus scatta una raffica di foto con la macchina fotografica, mentre io sollevo dolcemente il pesce da 30 libbre al di fuori dell’acqua. In seguito mi prendo un minuto per me per godermi la vista di questo vecchio mostro possente venuto dagli abissi. Mentre sta al mio fianco nell’acqua poco profonda, con le sue grosse pinne simili a una vela, gli occhi espressivi e i puntini come stelle scintillanti nel cielo buio,  improvvisamente capisco e apprezzo il motivo per cui siamo venuti così lontano, nei Northwest Territories e al Great Bear Lake. E quando il pesce si libera dalla mia presa con un paio di colpi di pinna ribelli e si catapulta in acque più profonde, questa sensazione s’intensifica.

DI RASMUS OVESEN

FOTO: RASMUS OVESEN OG KLAUS BOBERG PEDERSEN

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