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PESCARE I TAIMEN IN RISALITA DAL MARE

Immaginate la bellezza argentea e lo spirito combattivo del Taimen Sakhalin,
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H²O magazine…pescare viaggiando.

TAIMEN SAKALIN

Immaginate la bellezza argentea e lo spirito combattivo del salmone atlantico, la complessa e imprevedibile storia delle trote di mare, unite alla presa feroce e alla grande massa corporea di un taimen predatore. Ecco, potete farvi un’idea di cosa voglia dire pescare il taimen Sakhalin, l’argento dell’Estremo Oriente russo.

In effetti, sotto molti punti di vista esso costituisce l’anello mancante tra la pesca al salmone atlantico e allo hucho, un grande salmonide predatore non anadromo nella mia patria, l’Austria, chiamato anche salmone del Danubio.

Il taimen Sakhalin, conosciuto anche come hucho giapponese o taimen in risalita dal mare, è una delle specie meno note di salmonidi. Questo pesce condivide molte caratteristiche con lo hucho e il taimen: il corpo ha una forma snella ed è ornato esclusivamente di puntini neri.

Presenta un’ampia pinna adiposa, più larga che nei salmerini, nelle trote e nei salmoni. La grande bocca si è sviluppata come conseguenza delle abitudini alimentari predatorie. Una caratteristica ecologica è però unica – tutti i membri dei veri hucho vivono esclusivamente nell’acqua fresca, mentre il taimen Sakhalin (Parahucho perryi) è anadromo, ma l’aspetto simile è fuorviante – la genetica ha dimostrato che questa specie è di fatto più imparentata con la trota e il salmone rispetto allo hucho e al taimen siberiano.

COME DISTINGUERLO

Come si distingue il taimen in risalita dal mare dallo hucho o taimen siberiano? In primo luogo, la bocca del Parahucho è grossa, ma molto meno di quella del taimen siberiano.

Le mandibole arrivano appena dietro gli occhi, ma sono più ampie e danno al pesce un morso persino più forte. In secondo luogo, la densa pigmentazione del Parahucho è fortemente concentrata su una terza parte del corpo, quella anteriore, in particolare la testa.

Terzo, le squame del Parahucho sono più grosse, il che determina un aspetto più rude rispetto alle vere specie di Hucho, che hanno squame più fini. E per finire, una caratteristica che noi pescatori apprezziamo, a differenza del taimen siberiano, che tende ad assottigliarsi con l’avanzare dell’età, i grossi taimen Sakhalin in genere diventano sempre più robusti.

Storicamente se ne sono presi anche di 50 kg, ma oggigiorno un pesce da 10 kg è un trofeo e un pesce da 20 kg è un leviatano.

I taimen in risalita dal mare ci sono non solo a Sakhalin, un’isola lunga quasi 1000 km che oggi è rinomata soprattutto per le enormi forniture di petrolio e gas, ma anche nel continente russo, lungo le coste del mare del Giappone, e anche nella parte settentrionale del Giappone.

Oggi la maggior parte dell’area originaria non è più abitata da questa specie. Mentre in Giappone la deforestazione e lo sfruttamento intensivo della terra sono le principali ragioni del drastico calo, nell’Estremo Oriente russo la causa è semplicemente l’eccessivo sfruttamento della pesca.

I taimen Sakhalin possono scegliere tra gli habitat per la deposizione delle uova, la riproduzione e lo svernamento e gli habitat estivi e di alimentazione nei tratti inferiori dei fiumi, nelle baie e nel mare aperto diverse volte l’anno e molte volte durante la loro vita, il che significa troppe possibilità di catturarli per i loro nemici a due gambe.

L’attuale status del taimen in risalita dal mare pone la questione se sia eticamente giusto pescare una specie così in pericolo. Se siete interessati a un appuntamento con questo pesce meraviglioso, visitate il Koppi River Lodge sul continente russo, dove esiste ancora un buon vivaio di taimen Sakhalin – oltre a parecchie altre belle specie come il salmerino a chiazze bianche e il grosso salmone del Pacifico – in un’ambiente affascinante.

SHAKALIN

Steve ed io ci siamo lasciati trascinare dalla corrente su un fiume del Sakhalin settentrionale per parecchi giorni, fermandoci strada facendo per testare con le nostre canne da mosca ogni pool sospetta.

Il nostro viaggio in ottobre è stato un’esperienza umida, fredda e burrascosa, e solo la speranza di freschi taimen Sakhalin argentei in ascesa verso i loro giacigli invernali ci ha permesso di resistere alle condizioni avverse. Malgrado le impronte degli orsi bruni e i salmoni rosa morti pieni di morsi che si trovano lungo tutta la riva, il campeggio nella Taiga è stato privo di incubi.

A differenza delle loro controparti americane, gli orsi russi (a eccezione di alcune aree protette della Kamchatka) vengono cacciati in maniera intensiva e vivono temendo costantemente l’uomo. In genere evitano gli incontri. Nel corso del viaggio abbiamo sentito parecchi orsi fuggire, rompendo ramoscelli mentre si ritiravano in panico nel sottobosco.

Appena due o tre giorni dal termine del nostro viaggio, là dove il fiume attraversa la strada lungo la costa del Sakhalin, ci siamo accampati su una grossa striscia di ghiaia. Ho lanciato casualmente il mio streamer sul lato opposto, una lunga e profonda sponda esterna. Avevo in programma di fare solo alcuni ondeggiamenti, visto che la pool più a valle appariva più attraente e facile da scrutare.

Al terzo lancio, però, la coda si è tesa velocemente non appena la mosca ha toccato l’acqua, ho sentito tirare  fortissimo e lo scuotimento provocato da quello che c’era dall’altra parte della lenza ha sciolto ogni mio dubbio: c’era un grosso pesce!

TAIMEN

I taimen in risalita dal mare – come molti altri pesci migratori – sono lottatori, ma in questo caso non volevo rischiare una lunga battaglia – tanto legname nel fiume comporta un rischio troppo grosso di perdere questa preda attesa da tempo.

Fortunatamente riesco in pochi minuti ad attirare il pesce verso la striscia di ghiaia che è ai miei piedi. Eccolo qui – un lucente Parahucho lungo un metro, color argento con fitti puntini neri sulla testa. Una festa per i nostri occhi e una ricompensa più che adeguata per il lungo e faticoso viaggio!

Pescare a mosca i taimen in risalita dal mare è ancora uno sport nuovo e poco comune, perciò  non ci sono molte esperienze  sull’efficacia dei vari modelli. A differenza del salmone, il taimen Sakhalin non smette di alimentarsi durante la propria vita in acqua dolce. In effetti, alcuni adulti restano nei fiumi anche tutto l’anno.

Ne consegue che qualunque imitazione di cibo d’acqua dolce – come ciprinidi, parr del salmone, o in alcuni casi anche topi – può costituire un modello efficace. Una diversa strategia è imitare il cibo di mare, sperando che questo scateni gli istinti predatori in ricordo dell’alimentazione sperimentata in mare.

Mi piace usare bucktail streamer, perché questo materiale si ammorbidisce nell’acqua e produce una mosca che si muove con un aspetto molto “da pesce”, oltre ad essere facile da lanciare anche in grandi dimensioni. Hanno funzionato bene anche gli streamer articolati di marabù, lunghi ma snelli, che assomigliano a lamprede che nuotano.

Ha avuto successo anche un modello bavarese, il cosiddetto “Huchenwaschl”, una grossa mosca tubolare a testa di cono che potrebbe essere scambiata per un calamaro. La velocità in diminuzione, l’impigliarsi, l’agio del lancio, le dimensioni e la leggerezza in relazione alla torbidezza dell’acqua sono probabilmente più importanti del modello esatto.

In alcuni luoghi, per esempio gli estuari dei fiumi, la pesca a mosca in acqua salmastra o anche in mare può funzionare, ma normalmente si pesca nel corso inferiore di un fiume. Andate a caccia del taimen Sakhalin nell’acqua corrente nel modo in cui peschereste grosse trote fario.

Di solito stanno in luoghi con meno corrente del classico salmone atlantico. Pool profonde e luoghi con una buona copertura data da piante sovrastanti o sommerse sono hot spot. Presentate la vostra mosca in un modo consono al vostro modello e calatela fino alla profondità necessaria. Tirate un’imitazione di pesce in fuga o lampreda con brevi strattoni, ma variate facendo ondeggiare lentamente una mosca bagnata. Io non so per certo quale metodo sia il migliore, ma vedrete  uno o l’altro convincerà questo straordinario salmonide ad attaccare.

Spero che a voi sia piaciuta la bellezza di quest’interessante pesce. È una specie che scomparirà dal pianeta nei prossimi decenni se non verrà messa in pratica presto una gestione adeguata per la sua conservazione. L’argento dell’Estremo Oriente merita un futuro più luminoso  sia per gli ambientalisti, sia per i pescatori.

di Clemens Ratschan

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