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Mahseer. Il pesce leggenda dei pescatori a mosca

Ultimamente capita spesso di leggere sulle riviste articoli che parlano di pesca alle carpe con la mosca. Penso quindi meriti spendere due parole sul mahseer, il pesce leggendario.
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H²O magazine…pescare viaggiando.

Mahseer

Il mahseer, parente della carpa, è tra le specie più famose e potenti, insidiabile a mosca o a spinning ( anche se paragonare un mahseer ad una carpa è come mettere a confronto un barramundi con un blackbass). Per capire bene di che pesce si tratta occorre partire dall’inizio dell’Ottocento, quando gli inglesi, alla ricerca di un pesce pescabile a mosca in India, si trovarono a contatto con il pesce più potente con cui avessero mai avuto a che fare. Essi trovarono il mahseer sia nel nord dell’India, ai confini con la catena dell’Himalaya, sia nel profondo sud, negli Stati di Karnataka e Tamil Nadu.

Una storia sul mahseer

C’è una storia che ha più di un alone di verità circa i primi tentativi di pesca al mahseer in India. Gli ufficiali britannici più anziani, che non viaggiavano mai senza la loro attrezzatura da pesca, si trovarono in un  paese che offriva eccellenti opportunità per la pesca alla trota, ma qui incontrarono anche un altro pesce che non avevano mai visto. All’apparenza assomigliava ad una carpa, ma viveva in acque molto più veloci, era un grande predatore e raggiungeva dimensioni enormi. Questo pesce non era affrontabile con le attrezzature normali e così, infuriati, essi scrissero lettere feroci alla Hardy, il solo nome che un buon ufficiale inglese voleva veder scritto sulla propria attrezzatura. “Queste maledette canne da pesca che mi avete venduto continuano a rompersi, i mulinelli a grippare e gli ami sono di acciaio scadente, poichè continuano a piegarsi”.

Hardy, un’azienda orgogliosa della qualità della sua attrezzatura, inviò a questi ufficiali nuove canne da pesca, mulinelli ed altri ami. Ma niente da fare, le canne continuavano a spezzarsi. Alla fine, Hardy cominciò a sospettare che la colpa potesse essere del pesce e non dell’attrezzatura. Costruì dunque canne da pesca più robuste, mulinelli più solidi ed ami più resistenti. Infine, inventò qualcosa che potesse dare ai pescatori almeno qualche chance con il mahseer, un pesce che divenne noto col nome di salmone indiano

Dove vive il mahseer

Un pesce che vive in acque turbolente non è niente di nuovo, per i salmoni è cosa normale. Ma il mahseer vive in fiumi e torrenti dalle acque così veloci dove persino il salmone avrebbe grossi problemi. Il mahseer è un pesce molto grande. Si dice che raggiunga i 7 piedi di lunghezza  e le 200 libbre di peso. Questo pesce si divide in 6 specie principali: Redfin mahseer, Golden mahseer, Copper mahseer, Jungla mahseer, Humpback mahseer, Yellow mahseer.

Aul Boote, che negli anni Settanta “riscoprì” la pesca al mahseer, nel suo famoso libro Somewhere down the crazy river (Da qualche parte lungo il fiume pazzo), sostiene di aver visto pesci di questa dimensione. Inoltre, sono pesci che lottano come demoni. Immaginatevi solo che tipo di attrezzatura occorrerebbe per estrarre un simile pesce da una corrente come quella del Niagara orizzontale.  La sua capacità di lotta è leggendaria. Viene menzionato persino da Rudyard Kipling, che in The Brushwood Boy (Il ragazzo del sottobosco) (1898) scrisse: “Là egli incontrò il mahseer del Poonch, in confronto al quale il tarpone atlantico è un’aringa; e colui che lo tira a riva può ben dirsi un pescatore”.

Maheser venerato dagli indù

Gli indù hanno venerato il mahseer per 3.000 anni. In templi situati sulle rive dei fiumi, i sacerdoti erano soliti portare al fiume piatti metallici pieni di grano bollito all’alba e al crepuscolo per nutrire il pesce sacro. Ci sono ancora centinaia di immagini di mahseer scolpite nella pietra in tutta l’India. Nei villaggi di pescatori, all’ombra dei banani, gli uomini giocavano d’azzardo con carte fatte con le squame giganti del mahseer.  Tuttavia, in India la pesca sportiva non aveva storia. Ovviamente le popolazioni locali pescavano per mangiare, ma utilizzavano metodi come la rete, la lenza a mano o l’arpione piuttosto che la canna da pesca.

Allora, i fiumi erano intatti e la pesca era straordinaria. Così scriveva il luogotenente colonnello H D Keary in The Angler’s Handbook for India (Il manuale del pescatore indiano), pubblicato nel 1905. “Risalendo a piedi  per circa 14 miglia, si raggiunge il cosiddetto ‘Rocks’; qui un’enorme barriera di rocce si estende proprio attraverso il fiume, che si rompe così in rapide torrenziali, e qui, tutto intorno, si pesca magnificamente il maledetto mahseer”.

Come pescare il mahseer

Sono stati adottati tutti i tipi di esca per catturare i mahseer: i pesci più piccoli costituivano un ottimo intrattenimento per i pescatori a mosca, i più grandi erano presi con cucchiaini, con esche vive o morte o pasta ragia, fatta con la farina locale. Una ricetta vecchia di almeno 200 anni descrive così come preparare un’ottima esca da mahseer. 4 chili di farina ragia, 25 grammi di semi di finocchio, 25 grammi di cardamomo, mischiati con acqua fino a formare una pasta densa, impastare fino a farne delle palline grandi come un uovo di gallina e cuocere a vapore o in acqua per 20 minuti, poi testarle scagliandole contro una roccia. Se rimbalzano sono pronte.

Il record moderno, pescato nel fiume Cauvery, è di 107 libbre. Oggi questi pesci stanno rapidamente diminuendo così come i luoghi in cui pescarli. Gli esplosivi hanno sostituito le reti come metodo di pesca.

Dove pescare il mahseer

Uno dei pochi fiumi in cui c’è la concreta possibilità di allamare questo pesce leggenda è il Cauvery. Qui esiste una limitata organizzazione per trovare imbarcazioni, lodge e guide affidabili. La zona è raggiungibile da Bangalore, dove c’è un aeroporto, e i mesi migliori sono gennaio e febbraio. La pressione proveniente da una popolazione vasta e in crescita ha significato per il fiume una crescita della domanda. L’inquinamento e il mahseer non vanno d’accordo. Anche i cambiamenti politici avvenuti dal 1948 hanno ridotto le possibilità di pesca. Se si visitano luoghi come lo High range Club a Munnar, il Bangalore Club o le mense ufficiali che ancora sopravvivono, si possono ancora vedere i trofei e le fotografie, che mostrano quanto la pesca fosse spettacolare.

Una storia sul mahseer

Concludiamo con un racconto di John Bailey, famosa guida americana che si è avventurato più di una volta alla ricerca di questo pesce:

“Il fiume si fonde sotto l’intensità del sole, e il suo scroscio mentre passa attraverso le rocce di Mekhedaatu martella nella testa. Sto pescando dal cosiddetto Scoglio della Morte, uno spuntone di roccia che si staglia vertiginosamente dall’acqua, ma dal quale si gode di una visuale perfetta sui mahseer che scorrono giù. Nell’ora appena trascorsa ho lavorato giù, da quel pennacchio d’acqua che è il Balzo stesso, lanciando una grande mosca argentata e nera. Vedo tutto. La mosca gira su se stessa nella corrente, si libra al punto fatale che tutti noi conosciamo e viene inghiottita da una forma ampia e dorata che sale dal fondo roccioso. E quello è il punto dove il pesce torna inizialmente, bloccandosi con i pettorali della dimensione di una teglia contro la corrente schiumosa.

La mia canna da pesca forma un arco perfetto benché futile. Per anni ho aspettato questo momento, ed ora so che il pesce è il padrone assoluto. Questa potrebbe essere una battaglia che dura per l’eternità. Ma l’irritazione diventa fastidio e il mahseer si muove. Il fastidio cresce fino a divenire rabbia ed io sento che lì giù, sotto lo Scoglio della Morte, il pesce si prepara a guizzare via. Poi il mulinello canta, urla, strilla. Il filo è uscito tutto, una macchia gialla che si scorge tra gli spruzzi. Noi ora siamo nel coracle (imbarcazione di vimini usata nella zona) e siamo trasportati dalla corrente del fiume. Si sta avvicinando la Rapida Jainkal Honey-Rock , mezzo miglio di acqua bianca tumultuosa che ci sommergerà tutti: pesce, guide e me. Si deve fermare.

C’è del sangue che esce dalle mie dita . Me ne importa? Molto poco. Darei un dito perché si realizzasse questo, il mio sogno di una vita. Subhan grida di nuovo. Il pesce si è rifugiato tra le rocce di quello che noi chiamiamo la rapida Corner Ghat , un ampio vortice, un turbine di rocce ed intoppi. E’ qui che si fermano i corpi dei suicidi di Mekhedaatu, ed è qui che il mahseer si è trincerato per sopravvivere. Anche se riesco a recuperare alcuni metri di coda, sento che stiamo perdendo la battaglia……

 Allora, vi è venuta la voglia di partire?

Giorgio Cavatorti

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