H2O Magazine

“LONTANO DALLA PAZZA FOLLA”

Réportage dalla Nuova Zelanda-Isola del Sud, gennaio 2015
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H²O magazine…pescare viaggiando.

NUOVA ZELANDA

Era da qualche anno che le circostanze della vita mi avevano obbligato a restare lontana dalla Nuova Zelanda, nonostante sia da sempre per me il paradiso terrestre, quello giustamente vagheggiato dai grandi viaggiatori dell’Ottocento.

Ritornare nell’Isola del Sud è stato tutt’uno col ritrovare il paese  come l’avevo lasciato anni fa, incontaminato, ordinato, quasi disabitato e soprattutto – per ragioni che hanno a che fare con i terribili sconvolgimenti terrestri di milioni d’anni fa – ricco di scenari grandiosi come profondissime quinte di teatro.

PAESAGGI GRANDIOSI

Forse solo il Canada dell’Ovest evoca qualcosa di simile, ma in Nuova Zelanda la varietà di colori e prospettive è incomparabile. Nulla di diverso dai paesaggi grandiosi della Trilogia del “Signore degli Anelli”, giustappunto girata interamente in questa magica isola. Anzi la realtà supera la finzione cinematografica e ogni artificio da photoshop.

Catene di montagne di roccia rossa, bianca e gialla costeggiano foreste pluviali dense come in Amazzonia, accompagnano greti di fiumi larghi come autostrade e vanno a morire lungo coste marine in un modo spettacolare e inusuale, altipiani verdi si interrompono bruscamente al ciglio di alte falaises che reclinano senza eccessiva ripidità verso larghe spiagge bianche e il mare, grazie al lento declivio verso gli abissi oceanici, si rompe in onde lunghissime a distanza dalla rena.

LA PRIMORDIALE SOLITUDINE

Ma ciò che più resta impresso è la sensazione di primordiale solitudine, il rumore del vento e i versi degli animali che accompagnano quest’immersione in un territorio di spazi e prospettive infinite, apparentemente privo di interventi e manomissioni umane.

Ecco, la Nuova Zelanda è la terra prima dell’uomo e, grazie a Dio, senza dinosauri o bestiacce che rendevano inospitale il mondo.

Non c’è arte e non c’è bruttura, il segno umano si riconosce nei rispettosi insediamenti vagamente anonimi e in qualche buon lascito dell’epoca d’oro dell’immigrazione dai paesi anglosassoni.  Non è sostanzialmente diverso da quanto alla fine del ‘700 il Capitano Cook si trovò di fronte alla prima ispezione che compì con l’aiuto di un indigeno thaitiano chiamato Tupaia.

Cook scrisse neL suo diario:

« …E sono arrivato così vicino alla riva da distinguere diverse persone sulla spiaggia del mare che appaiono essere di un colore molto scuro o nero, ma se questo sia il vero colore della loro pelle o dei vestiti che indossano non so. »

UN VIAGGIO ETERNO

Il viaggio per arrivare quaggiù è eterno, preparatevi, che si giunga da oriente o da occidente. Questa volta ho optato per un stop-over a Sidney,  città contemporanea incredibilmente ben costruita, con un rispetto omogeneo per la qualità della vita e degli spazi verdi, cosmopolita e vivace.

Ho trascorso una bella giornata a Manley sulla spiaggia dei surfisti mangiando fried crabs e stemperando in un caldo delizioso di brezza marina il jet lag (12 ore, il massimo possibile sulla Terra)!

I FIUMI

Quando atterro al piccolo aeroporto di Nelson trovo la mia guida John Gendall ad aspettarmi sorridente; il suo piccolo Lodge e’ un gioiello adagiato nei pressi di  Saint Araud ad un’ ora e mezza dall’ aeroporto, nella regione di Marlbrought. Qui i fiumi sono tantissimi: the Motueka River, the Owen , the Wairau, the Wangapika the Buller , e i laghi sono  azzurri come laghi alpini: Lake Rotoiti e Lake Rotoroa.

È stata pura gioia entrare piano nelle acque cristalline, sentire i sassi sotto le scarpe, l’ acqua fresca, la corrente che aumenta; sì, perché in Nuova Zelanda  nella bella stagione ” we wading wet”, cioè i waders si lasciano a casa…  E’ stata pura gioia bere l’ acqua dei fiumi, pura gioia “hook and land a 9 LB BT” (acchiappare una Trota bruna da 5 chili) nel Secret River di John, e forse non esagero nel dire che  la nostra giornata sul Goulter River nel Richmond Forest Park equivale a  un giorno mitico sul Mystic River!

La mia seconda meta nell’Isola del Sud è stata il Western River Lodge a Spring Junction a due ore di auto da Christchurch. Anche qui I fiumi non si contano e i nomi sono ancora quelli antichi dei maori: Waiau River Marauia,  Inangahua. Barry – il padrone del luogo – e’ un esploratore nato, infatti mi propone subito un “wilderness trip” nella parte bassa del Waiau River, con la prospettiva di oltrepassare un misterioso Gate sulla strada che porta a Christchurch. “Sperimental” è la magica parola che Barry pronuncia, e in effetti l’avventura è davvero tale, davvero “sperimental”!

Il fiume è meraviglioso e attraversa una valle per 50 di chilometri tra gole strette e boschi densi di Manuka, gli accessi al fiume si rivelano difficilissimi, le trote  furbacchione e sfuggenti,  ma l’ arrivo alla Magdalen Valley è meraviglioso, un colpo di teatro, lo Spring Creek, fiume che nasce dalle viscere della terra mi lascia stupita e felice di tante meraviglie!

LE GUIDE … VECCHI AMICI!

Le mie guide in realtà sono cari vecchi amici, e come spesso succede in Nuova Zelanda, sono molto più di una normale guida di pesca: qui  si pesca a vista, si risalgono i fiumi lentamente, attraversando da una bank all’altra, la natura è sovrana, i boschi di quercia, il muschio, le felci, gli uccelli che ci parlano tutto il giorno, i boschi di Manuka  che quando sono fioriti diventano bianchi e sprigionano già un profumo dolce come il miele che verrà.

Le guide sono di reale aiuto, preparano il passaggio nel bosco di querce, a volte con il machete, ti aiutano attraverso impenetrabili cespugli e foreste, attraverso  correnti a volte impetuose, ti issano su  colline impervie, ti cambiano le mosche e ti guidano con segnali precisi quando una Brown Trout e’ così grande che devi di corsa attraversare il fiume per prenderla dall’altro lato. Le guide paiono dotate di una super-vista, scrutano, identificano e ti conducono là dove i tuoi occhi nulla possono.

Thank you Barry, Thank you John!

Consigli di Raimonda per il viaggio di pesca in Nuova Zelanda.

Bagaglio ridotto al minimo

1 canna 9#5

1 canna 9#6

1 mulinello con ottima frizione ( e la sua bobina di ricambio)

Finali da 5X 9 Piedi se l’ acqua è bassa aggiungere 2 due piedi di monofilo da 4X

1 scatola di mosche :

Klinkhammer Olive  10 12 14

Parachute Adams     10 12 14

Blue Duuns               10 12 14

Black Gnats.             10 12 14

Royal Wulffs              10 12 14

Hampies                     10 12 14

 

Nymphs

Weighted Hare & Copper 8, 10, 12, 14

Gold Ribbed Hares Ear 8, 10, 12, 14

Pheasant Tail 12, 14, 16, 18

Caddis (white & green) 10, 12, 14

Non dimenticate ottime scarpe. Raimonda ha inventato un modello di scarpa ottimo, che si chiamerà Raimonda for New Zealand, cioè Hiking Boots ai quali è stata adattata una suola 5 10 da canoisti!!!

di Raimonda Lanza di Trabia

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