H2O Magazine

La rivoluzione della pesca a mosca

Negli ultimi anni la pesca a mosca ha subito profonde rivoluzioni che ne hanno cambiato la fisionomia e l'approccio.
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H²O magazine…pescare viaggiando.

La pesca a risalire

I pescatori a mosca del diciassettesimo e diciottesimo secolo pescavano solitamente a scendere (non esisteva la pesca a risalire), con una o due mosche fatte ballare sulla superficie dell’acqua o appena sotto.  Di questa tecnica abbiamo riscontri anche in Italia nella famosa tecnica alla Valsesiana. Ma dalla metà dell’800 una nuova e rivoluzionaria tecnica di pesca a mosca si stava affacciando. Questa fu menzionata per la prima volta in un libro di William Stewart (1857), uno scrittore inglese del diciannovesimo secolo. Tuttavia Stewart stava solo formalizzando una tattica conosciuta da secoli, anche se non ampiamente utilizzata.

Pescare a risalire era noto già nel diciassettesimo secolo, ma non era facile. Era complicato sia nel lancio che nella ferrata per ovvi motivi in quanto il pescatore doveva faticosamente lanciare con una canna lunga e pesante, infatti la lunghezza media di una canna di quel periodo era di  11, 12 piedi. Questo comportava un grande sforzo, ed il numero di pesci catturati sarebbe stato molto inferiore. Una tipica giornata con vento sfavorevole avrebbe comportato parecchi lanci sbagliati, molte imprecazioni e molti lanci sulla riva del fiume, come racconta il famoso Charles Cotton:

    …e lanciando la lenza, fallo sempre davanti a te, così che la tua mosca cada per prima sulla superficie dell’acqua, con il minimo di lenza, anche se, quando il vento è forte, sarà necessario immergere una buona parte della lenza per tenere la mosca nell’acqua: lanciando la tua mosca dovrai mirare alla sponda opposta o a quella vicina, a seconda del vento  e delle curve del fiume; dovrai, tuttavia cercare di tenere il  vento il più possibile verso la schiena.

The Practical Angler

William C. Steward aveva solo ventiquattro anni quando scrisse nel 1857 The Practical Angler , uno dei libri più influenti sulla pesca a mosca mai pubblicati. In quest’opera non perse un’opportunità per far valere le sue idee. Irritava i suoi colleghi non per la sua giovane età, ma perché sosteneva che la maggior parte di loro stava usando un metodo completamente sbagliato:

… Il grande errore generalmente commesso nella pesca a mosca, che anche i libri consigliano di commettere, è che il pescatore pesca lungo la corrente, mentre dovrebbe pescare controcorrente.

Crediamo che il 99% dei pescatori peschino da monte verso valle con la mosca artificiale; non pensano mai di pescare in qualsiasi altro modo, e non si sognano di attribuire il loro scarso successo a questo fattore.

Stewart elencò quattro vantaggi del pescare a risalire: la trota non vede il pescatore; i pesci abboccano più facilmente; la mosca non draga; il modo in cui la mosca si presenta appare più naturale al pesce. Questo era un punto di vista radicale, che contrastava vivamente l’ortodossia della pesca a mosca di allora. Esponeva una filosofia che per noi ha molto senso, ma allora minava il centro del sistema della pesca a mosca.

Com’era la pesca a mosca nell’800

Nel 1859 la maggioranza dei pescatori utilizzava canne lunghe con movimenti delicati. Pescavano per lo più come avevano fatto per secoli i loro predecessori. Iniziando da monte verso valle, lanciavano dalla parte opposta e in giù, alzando la punta della canna, mentre le mosche erano trascinate a valle dalla corrente, quindi facevano un paio di passi avanti e rilanciavano. Tutti facevano molta attenzione perché la lenza si bagnasse il meno possibile per assicurare che la mosca stesse sulla superficie dell’acqua; il più possibile ma non necessariamente. I consigli del giovane scozzese, quindi, non erano universalmente ben accetti; Steward  stava dicendo invece di voltarsi e pescare controcorrente con canne più corte e rigide, per giunta un uomo così giovane!

Le critiche a Stewart

Una combinazione di palese opposizione e naturale conservatorismo fece sì che, anche se il dibattito sulla pesca a risalire durava da tre secoli, solo dopo parecchi anni le idee di Stewart furono accettate. Stewart comunque ebbe qualche soddisfazione anche durante la sua vita, perché il suo libro divenne un classico, fu ristampato molte volte e fu usato come guida anche nel ventesimo secolo. Tuttavia, i pescatori amano la sicurezza delle vecchie tradizioni, anche se sono evidentemente sbagliate e nonostante tutti gli sforzi di Stewart, il sistema si schierò compatto contro di lui. Una delle critiche più pesanti gli fu fatta dall’influente Cholmondeley-Pennell.

Nonostante l’abile perorazione di Stewart, la maggior parte dei pescatori è arrivata alla conclusione che pescare controcorrente è sempre, o anche generalmente, un errore in pratica. Nelle mie generali osservazioni sulla pesca a mosca ho indicato una o due ragioni che mi hanno portato a considerarlo tale anche in teoria.

Per dare un’idea di quanto fossero diversi gli stili di pesca di questi due personaggi, Cholmondley-Pennell pescava trote con una canna a due mani che misurava non meno di quindici piedi. Il fatto che un pescatore sensato come Pennell potesse scrivere delle sciocchezze simili conferma quanto fosse rigidamente osservata la tradizione. Molti anni dopo Arthur Ransome scrisse di questi due personaggi in Rod and Line:

…sono tutti e due morti da tempo e, penso, stiano pescando lungo lo Stige, uno a scendere e uno a risalire, senza rivolgersi la parola.’

L’eccessiva flessibilità delle canne

Uno dei bersagli delle critiche di Steward era l’eccessiva flessibilità delle canne da trota del periodo, che impediva di realizzare lanci lunghi. La maggior parte delle canne era costruita con un’azione incredibilmente morbida, un fattore che veniva incoraggiato da molti esperti che pensavano fosse una buona caratteristica il fatto che la canna potesse piegarsi fino a far toccare la punta e l’impugnatura. Nel 1860 il cimino in osso di balena stava scomparendo, e la battaglia tra le due scuole di pensiero, canna ad impugnatura singola e canna ad impugnatura doppia, era in pieno svolgimento ed occupava le pagine dei periodici del settore.

Riesce difficile oggi capire come mai le canne lunghe durarono tanto, ma le canne a impugnatura doppia in realtà qualche vantaggio lo offrivano, ad esempio maggior potenza,  un miglior gioco con il pesce,  poter sollevare la trota fuori sulle erbacce e un lancio all’indietro più alto, il ché deve aver salvato molti pescatori da spiacevoli incontri con cespugli e sassi. La maggior parte comunque continuò ad usare quello che aveva sempre usato, e nel 1880 la canna da trota a impugnatura doppia era ancora ampiamente utilizzata.

Il peso delle canne

Secondo lo storico Francis Francis, il fattore determinante era il peso “pescare tutto il giorno con una canna ad impugnatura singola è molto pesante per il braccio ed in particolare per la mano e il polso destri” ed aveva ragione, visto che le canne di dodici piedi dell’epoca erano di sicuro troppo lunghe  e pesanti per potere essere maneggiate facilmente per lunghi periodi di tempo. Steward era interessato a canne più leggere, più corte e ad impugnatura singola proprio per questa ragione, ma i produttori non furono in grado di realizzare canne così fino a quando non venne perfezionata la tecnica di produzione delle canne.

Anche Il grande Frederic Halford nel 1889 commentava “Non c’è da meravigliarsi se era considerata un’arte difficile. Catturare una piccola trota che saliva a prendere una imitazione di mosca di maggio con una canna che assomigliava ad un piccolo palo telegrafico non doveva essere facile” .

Il bilanciamento

Altro problema che peggiorò la condizione dei pescatori a mosca di quel periodo fu l’ossessione del ‘bilanciamento’, che si rivelò essere un altro vicolo cieco nella evoluzione della canna da pesca a mosca. Una canna ad impugnatura singola doveva rimanere bilanciata se tenuta in equilibrio a circa un piede di distanza dall’impugnatura, mentre una ad impugnatura doppia a circa due piedi dall’impugnatura. La convenzione voleva che se la canna non rimaneva bilanciata in quella posizione con il mulinello attaccato,  veniva aggiunto del piombo finché non si fosse ottenuto l’equilibrio, senza preoccuparsi del peso della canna.

Questa deve essere stata una delle mode più insensate che mai abbiano afflitto i pescatori a mosca; non solo perché non c’era niente da guadagnarci, ma anche perché canne che dovevano essere assolutamente splendide vennero sicuramente rovinate in questo modo. E’ un altro esempio di come la moda può renderci ciechi al buon senso.

La canna da pesca a sei listelli di bambu

Ad aiutare un poco i pescatori a mosca fu l’invenzione della canna da pesca a sei listelli di bambu . Questa  è stata oggetto di innumerevoli discussioni tra gli appassionati del settore e in  molti club di pescatori a mosca. Alcune date sono certe, ma altre sono frutto di ipotesi o conoscenze approssimative, quindi è abbastanza difficile risalire al periodo esatto e al pescatore che per primo ha avuto l’idea di costruire queste canne. Sicuramente è stata un’evoluzione fatta di esperimenti, infatti, prima dei sei listelli classici, sono stati parecchi i tentativi, a volte anche molto interessanti, di canne costruite con tre , quattro, cinque e addirittura otto esagoni. Se poi si fa affidamento a testi inglesi o americani, ognuno di questi Paesi rivendica l’invenzione del sistema di costruzione esagonale. Probabilmente l’invenzione e la prima evoluzione  è andata di pari passo negli Stati Uniti e in Inghilterra.

 

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