H2O Magazine

LA PESCA A MOSCA NELLA RUSSIA REMOTA

Pesca a mosca nella tundra russa
Continua

H²O magazine…pescare viaggiando.

A NORD DEL CIRCOLO ARTICO

Hanno abbattuto una renna? Rudolph? Io ero nell’est, nella tundra russa a nord del Circolo Artico, quando vennero pronunciate queste parole. In effetti avevamo viaggiato a est fino al confine col regno del salmone atlantico con un’idea in testa: forse il riscaldamento globale ha spinto i salmoni più a est, dove la temperatura e le acque sono più fredde.

Siamo tornati senza alcuna conferma di ciò. Abbiamo preso alcuni salmoni, forse 7-8, alcuni con bei colori brillanti; io ho tratto a riva un bellissimo esemplare di 15-16 libbre dai colori intensi. Il fiume scorreva troppo basso per una seria risalita di grossi salmoni, ‘come accade normalmente in autunno’, ci disse il direttore russo del locale accampamento… ‘Tornate in giugno’! Noi però abbiamo trovato una pesca alla trota di mare davvero fuori dal comune.

VELIKAYA RIVER

Tutto questo accadde nel settembre 2016 vicino a una città col nome esotico di Narayn-Mar. Ci siamo arrivati dopo una breve sosta nella caotica Mosca e siamo volati al campo su un MI-8. Il campo si trovava su una piccola salita alla foce del fiume Velikaya River e sullo stretto fiordo che porta al mare di Barents.

Ci venne incontro un gruppo di rudi russi temprati dal luogo, che trascorrono là la maggior parte dell’estate vivendo di ciò che la tundra offre. Sono stato in alcuni accampamenti nella penisola di Kola, alcuni più confortevoli di altri, ma questo verrebbe senz’altro classificato come molto rustico. È quello che ci si aspetta da un luogo che è usato principalmente da cacciatori locali in autunno e inverno.

C’era una capanna principale (ovviamente è tutto in legno) con una cucina di fortuna nella quale operava un eccellente chef che era fuggito con noi in quel luogo. Normalmente trascorreva l’inverno su navi rompighiaccio a propulsione nucleare, a cucinare per la ciurma.

Abitava in una piccola estremità dell’edificio principale e l’altra estremità era occupata dalla sala ristorante con 6 letti a castello e una stufa a legna in stile russo che assomigliava all’interno di un motore diesel. Io e Mads, anche lui danese, abbiamo dormito in una piccola cabina di fianco alla capanna principale, confortevole, riscaldata elettricamente con un generatore e arredata con la più grande pelliccia di orso bruno che io abbia mai visto al di fuori del Nord America.

Ci dissero che  era stato abbattuto proprio all’interno dell’accampamento un paio di anni prima. Figuratevi un po’! L’unico lato negativo era il fatto che il generatore del campo di solito funzionava solo nel tardo pomeriggio e in serata. Di notte faceva piuttosto freddo, ma noi dormivamo in spessi indumenti intimi norvegesi di lana e stavamo bene.

La prima mattina fummo abbastanza sorpresi nel vedere il veicolo che ci avrebbe trasportati sulle pool del fiume, circa 4 km a monte del campo: era un misto tra una nave anfibia militare, un camion mostruoso e un carro armato. Come ho scritto nell’introduzione, la pesca al salmone non fu grandiosa.

ALLA RICERCA DEL SALMONE

Non appena cominciammo a battere il fiume quella prima mattina, capimmo subito che avremmo avuto dei problemi a cercare di pescare salmoni. Il fiume era perlopiù molto basso e gli unici punti più profondi non avevano molta corrente. Noi ovviamente puntammo subito alla pool principale, dove una buona corrente che raggiungeva le sezioni più profonde e lente, cioè dove c’era una curva nel fiume.

Appena arrivato ho messo una tube flies modello Phatagorva di Mikael Frödin da 1 pollice, legata su un tippet piuttosto sottile (fluorocarburo 0.26) e ho fatto alcuni lanci. Alcuni secondi dopo avevo già ingaggiato una strenua lotta con un salmone di belle dimensioni che si è dovuto misurare la mia canna Switch per coda 7.

Non saltava però e, come mi aspettavo, si trattava di un pesce colorato che era risalito nel fiume alcuni mesi prima. I miei compagni di pesca Madse Jens Peter presero anche loro un paio di salmoni dai bei colori e uno dei pescatori russi catturò un brillante pesce autunnale.

Non c’era comunque una vera risalita autunnale di salmoni; penso che il fiume fosse semplicemente troppo basso perché i salmoni vi si trovassero a proprio agio. Non dubito che il fiume abbia una bella risalita di salmoni all’inizio dell’estate (giugno); alcuni dicono che i biologi abbiano contato in totale la risalita di 3000 salmoni , che è un buon numero, visto che nel fiume si pesca raramente.

LA TROTA DI MARE

La pesca alla trota di mare in cui ci imbattemmo è tutt’altra storia. Era proprio straordinariamente buona, anche escludendo dal novero i pesci da trofeo. Devo aver preso fra le 40 e le 50 trote di mare e noi tre pescatori  assieme abbiamo tratto a riva e rilasciato in tutto oltre 100 trote di mare.

Erano tutti pesci grassi, brillanti e fortissimi che saltavano come trote iridee in quelle acque poco profonde. Con attrezzatura leggera, ossia canne switch a una mano del 5/7, ci hanno procurato tanto divertimento. Alcune pool erano letteralmente acquari e vi si vedevano i pesci muoversi e fare onde ovunque si guardasse.

La migliore trota di mare che presi misurava circa 70 cm ed era un pesce imponente per l’attrezzatura leggera che avevo usato. Presumibilmente i biologi russi hanno stimato le risalite delle trote di mare sui 7000 esemplari e noi ci siamo finiti in mezzo! Abbiamo preso anche alcuni salmerini in risalita dagli splendidi colori e un paio di trote brune autoctone. C’erano così tanti temoli che in realtà finivano per dare persino fastidio.

L’ospitalità russa assume molteplici forme e a un certo punto noi non eravamo del tutto sicuri che saremmo tornati a casa la sera, con tutti quei brindisi a base di vodka! La Russia è spesso una vera avventura per lo spirito.

Ulteriori immagini del viaggio e di altre avventure a questo indirizzo:

www.flyfish-jandelaporte.com

Jan Delaporte

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