H2O Magazine

Il bel vivere alla fine del mondo

Il Cile della patagonia
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H²O magazine…pescare viaggiando.

COYHAIQUE

La locanda BOMBEROS nel centro di Coyhaique è a due passi dal nostro lodge dove abbiamo appena depositato i bagagli, le nostre guide avevano riservato un tavolo sapendo che dopo tante ore di volo avremmo gradito molto una succulenta bistecca di manzo e un fresco boccale di birra.

Le foto di salmoni catturati nel vicino Rio Simpson appese alle pareti ci calano immediatamente nell’atmosfera che già respiravamo da giorni nei nostri sogni.

MANIHUALES

I ricordi di un precedente viaggio in Cile e i racconti delle guide sul nuovo itinerario che affronteremo accendono l’entusiasmo al punto tale che dimentichiamo il bisogno assoluto di un sonno ristoratore. La mattina seguente, dopo un breve viaggio, scendiamo il Manihuales a bordo di 2 barche; è un possente fiume di fondovalle certamente ricco di grandi trote, ma la giornata è caldissima e nell’acqua l’attività è assolutamente nulla.

Solo la pesca a streamer consente di catturare iridee di ottima taglia e 100 Tortelli ne prende una enorme proprio quando la telecamera non è in funzione.  Lanciare esche così pesanti richiede però una tale fatica che  non è certamente ripagata come meriterebbe. In compenso non potevamo trovare giornata migliore per fotografare i paesaggi al  tramonto che, accompagnato da un tiepido vento, regala una luce straordinaria.

LA CARRETERA AUSTRAL

Una breve colazione mentre le guide già ci attendono in strada poi di corsa a caricare i pick up e siamo pronti per affrontare i 350  km di Carretera Austral. Molti hanno scritto di questa infinita lingua di ghiaia: viaggiatori, scrittori, artisti, sognatori, giramondo………. pur dando sfogo alla più fervida fantasia, niente potrà lasciarvi un segno come il percorrerla.

Il Lago General Carrera è sferzato da un vento teso che solleva onde alte più di un metro, facciamo una breve sosta nell’unico ristorante circondato da un ristretto agglomerato di casette di legno, un micro-paesino il cui nome dice tutto: Puerto Tranquilo. Prima di riprendere la strada ci concediamo un pranzo veloce e poi proseguiamo verso sud.

RIO BAKER

Siamo ormai alla sesta ora di viaggio, il Lago Bertrand è quasi dietro l’angolo e dopo poco siamo al lodge: è molto bello, costruito completamente in legno su palafitte in riva al famoso Rio Baker, all’esterno dei lodge, arredati con molto buon gusto, un patio con una grande vasca e un’abbondante scorta di legno per il camino e per scaldare l’acqua.

Il Rio Baker  è immenso, una montagna di acqua blu che scorre impetuosa, un alternarsi di onde spumeggianti che si accavallano per poi quietarsi in piane mansuete, il pensiero di pescarlo mette soggezione. La frenesia di provare prende il sopravvento e, nonostante la stanchezza di un lungo viaggio, montiamo le canne e svolgiamo le code.

Nelle piccole insenature le trote pinneggiano quasi in superficie ma non sono molto collaborative, forse sentono il tempo che sta cambiando di nuovo! In effetti di lì a poco pioverà e si alzerà un vento gelido che ci spinge nella sala ristorante al caldo di un grandissimo camino, un piatto di ottima carne e di un buon vino Cileno aiutano a programmare meglio il domani.

Nonostante le pessime previsioni al risveglio troviamo un cielo quasi sereno e totale assenza di vento, prepariamo l’attrezzatura sulle barche e scendiamo il fiume che sembra diventare sempre più grande. Mai visto un fronte d’acqua tanto esteso e tanto profondo. A lato dei gorghi d’acqua le trote sembrano immobili: sono in attesa della preda che ghermiranno fulmineamente non appena toccherà il pelo dell’acqua.

Le Rainbow sono le più cattive, combattive e velocissime, decisamente più divertenti e spettacolari da contrastare, le brown invece sono più belle, più eleganti e anche più grosse. Anche la pesca a streamer è redditizia e certamente più adatta a catturare gli esemplari over 50 che sono abbastanza comuni.

RIO COCHRANE

Il giorno dopo il vento e la pioggia ci accompagnano per i 40 km che ci separano dal Rio Cochrane, La strada è quella che porta a Villa O’Higgins, dove termina la Carretera Austral. Da qui, volendo proseguire verso Sud, occorre incrociare la Ruta 40 in Argentina poi ancora di nuovo a El Calafate quindi Puerto Natales, e Puntas Arenas. Sei ormai in Terra del Fuoco, in fondo al mondo. Più giù non c’è altro.

Il Rio è molto profondo delimitato da alberi e cespugli piegati fin sull’acqua, sul fondo i tronchi sommersi costituiscono un riparo eccezionale per le trote che proviamo a stanare lanciando pesanti streamer da recuperare con estrema rapidità. Mentre io e Brave scendiamo Aladino e Lancillotto salgono il fiume.

La pesca si presenta da subito molto difficile, spesso l’esca si incaglia nei tronchi sommersi, ma alcune belle iridee riusciamo a catturarle, poi in un’ansa del fiume delimitata da un vortice di corrente la coda di Brave si tende tagliando l’acqua, lui solleva prontamente la canna ed inizia una serrata lotta con un pesce enorme che solo dopo 5 minuti abbondanti di tiro alla fune pare cedere e finalmente, non senza fatica da parte del nostro gillie, si lascia guadinare.

LA TROTA

E’ una trota gigantesca, non particolarmente slanciata ma veramente bellissima e colorata. La soddisfazione alimenta l’appetito e l’ampio prato poco più avanti è il miglior ristorante della zona. Intanto il vento si fa più forte e stanno arrivando le prime gocce, decidiamo di rientrare. I nostri compagni sono raggianti, hanno catturato trote enormi e Lancillotto?  ha fatto certamente il record del viaggio con un “trofeo” da bacheca.

La mattina successiva il tempo è bizzoso: 10 minuti di sole 5 minuti di pioggia, nulla però che comprometta la nostra partenza in barca sul Lago Bertrand e, dopo pochi minuti di lenta navigazione verso la sponda più protetta dal vento, siamo già in pesca. Primo lancio primo perca!

E’ un pesce nativo del Cile, prima dell’introduzione della trota l’unico pesce presente in queste zone. Smette di piovere e il sole rende l’aria un po’ più mite; è lo streamer però che regala le catture migliori, con la secca è molto più difficile. Dove il lago finisce e si forma il Rio Baker scendiamo dalla barca e peschiamo in wading ed è proprio nel punto in cui l’acqua comincia a correre che stanno i pesci più grossi. Le iridee da oltre mezzo metro che lottano con la corrente a loro favore sono un bel test per la resistenza dei finali che, pur robusti, a volte non lo sono mai abbastanza.

Arriva sempre troppo presto il momento di incamminarsi verso la barca, preparare i bagagli e affrontare a ritroso la Carretera, ma la strada è lunga e, per non arrivare a notte fonda, dobbiamo sbrigarci. Sei ore di strada sterrata dove la velocità non supera i 50 km/ora, con buche, salti e polvere quasi ovunque, a parte quei brevi tratti dove la cenere di un vulcano che eruttò diversi anni fa ha reso il terreno più compatto e scorrevole. Poco dopo l’ora di cena siamo al lodge di Coyhaique, un meritato riposo ci ricaricherà per affrontare il giorno seguente.

LAGO JUNCOS

Il Lago Juncos è a circa 2 ore di strada rigorosamente sterrata che per un lungo tratto corre in mezzo ad un fitto bosco sulla sommità del quale si diradano gli alberi lasciando il posto alla Valle della Luna, un paesaggio quasi irreale formatosi in seguito al passaggio di un immenso ghiacciaio che nel suo lento scorrere, milioni di anni fa, ha creato una miriade di montagne di dimensioni e altezza quasi identica tra loro, a forma di panettone. Quando arriviamo al Lago splende un bel sole ma c’è ancora tanto vento.

Camminiamo sui bordi del lago in mezzo ad alti fili d’erba che escono dall’acqua, ogni tanto si diradano lasciando spazio a piccoli canali dove, in 30 centimetri d’acqua, si nascondono trote da mezzo metro!  La prima ora di pesca è tutta tra canneti e rivoli d’acqua in caccia di enormi brown scurissime con luccicanti punteggiature rosse, poi risaliamo il rio (che ha un nome che non è un nome perchè conosciuto come “river with no name”).

IL RIO SENZA NOME

Le pool del rio, mai più largo di 3-4 metri, sono sotto le cascatelle dove le trote, quasi fossero salmoni in risalita, spiccano poderosi salti per guadagnare la buca più a monte. Ci arrampichiamo a fatica, spesso con mani e piedi e il calcio della canna stretto tra i denti, ma le grandi e selvagge trote catturate ci ripagano ampiamente delle tre ore di arduo cammino.

IL FIUME NIREHUAO

Il fiume Nirehuao è sulla sinistra della Valle della Luna, a valle l’Oceano  Pacifico, alle spalle le Ande e di là l’Argentina. Il vento è pazzesco e anche lanciare code pesanti è difficoltoso. La fortuna però vuole regalarci un’ultima straordinaria giornata e con il passare delle ore tutto si quieta;  monta una cavalletta e pesca nei sottoriva, ci dice Diego, e arrivano le prime belle catture che si susseguiranno per quasi tutto il giorno. Le trote sono certamente di buona taglia,  40 e forse più cm di media,  ma non paragonabili a quelle del Lago Juncos di ieri.

Sul finire della giornata, in un momento in cui il vento pare abbia voluto regalarmi la chance migliore, la classica ciliegina sulla torta: sulla sponda opposta uno strano giro d’acqua crea una piccola rientranza nel punto in cui il fiume curva a sinistra, appena al di là della corrente principale. La sponda, alta poco meno di un metro, è quasi perpendicolare e i lunghi fili d’erba piegati fino a toccare la superficie.

Diego, di fianco a me, senza proferire parola, mi fa’ un cenno solo con gli occhi, mi inginocchio e svolgo la coda con calma, ci saranno poco più di dodici metri e una sola possibilità, controllo la legatura, mi guardo alle spalle per accertarmi che ci sia sufficiente spazio per il lancio e stringo l’occhio al gillie che mi risponde con un sorriso. Inizio a volteggiare la coda, la cavalletta si appoggia su un ciuffo d’erba e cade in acqua, scende per poco meno di un metro poi viene inghiottita da un’onda e da un urlo di gioia .

Farle passare la corrente non sarà facile ma l’esperienza di Diego mi aiuta e dopo alcuni minuti di strenua lotta riesco a forzarla fino al guadino: bella, bellissima, grande e cattiva. Io finisco qui e nell’ultima ora depongo le mie armi. Seguirò dalla riva “fratello Brave” e Diego in caccia, sentendomi gillie per un po’, mentre si alza di nuovo un forte vento e compaiono nuvole nere che salgono dall’Oceano. Finisce come era iniziata: un brindisi al ristorante Bomberos poi di nuovo in volo verso casa. Straordinario Cile, ogni volta di più.

Emilio Arbizzi

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