H2O Magazine

I diritti esclusivi della pesca dal Medio Evo ad oggi

Lo studio dell'evoluzione della pesca in acque dolci in Italia ed in Europa è strettamente legato alla storia delle nazioni stesse. La pesca in Italia ebbe, sin dalla caduta dell'impero Romano, grande importanza economica.
Continua

H²O magazine…pescare viaggiando.

I diritti della pesca

Intorno all’anno 1000 reperiamo disposizioni che tutelano la proprietà dei pesci dei primi allevamenti e le istituzioni Giustiniane che stabiliscono il principio della libertà di pesca per tutti e il diritto di  “occupazione” del pesce pescato. Detto in altri termini, il pesce restava di proprietà di nessuno fino alla sua cattura, dopodiché era del pescatore. Alcuni storici affermano che il diritto esclusivo di pesca sia sorto a tutela dei primi allevamenti privati per poi estendersi alle zone limitrofe e così via. Queste forme di riserva ebbero inizio con l’usurpazione: autorità costituite quali regnanti, principi e feudatari sottrassero alla libera pesca interi tratti di fiumi o bacini. Si trattò di feudatari che, ad un certo punto, si arrogarono il diritto di poter essere gli unici a praticare la pesca in determinate zone.

Nel Medio Evo

Le difficili condizioni economiche in cui vivevano le classi povere nel Medio Evo, impedirono, anche a coloro che dalla pesca traevano i mezzi essenziali di sopravvivenza, di ribellarsi all’istituzione di vincoli che, di fatto, impedivano loro di pescare. D’altra parte l’istituzione di queste riserve avvenne in modo graduale e interessò, inizialmente, solo parti di fiumi, per cui, in principio, questa limitazione risultò piuttosto sopportabile. La gradualità nell’usurpazione raggiunse lo scopo voluto, non sollevando eccessivi scontenti nelle popolazioni interessate.

Nella sua grande accortezza, la chiesa comprese immediatamente l’importanza di impadronirsi delle risorse naturali provenienti dalle acque, quindi dell’esclusività del loro sfruttamento, per cui, sempre più frequentemente, diresse la propria azione ad ottenere, per trasferimento volontario, i titoli di diritto esclusivo di pesca. In questo modo, la chiesa, che non limitò direttamente la libertà di pesca ma semplicemente si sostituì ai primi usurpatori, non poté mai essere accusata di avere ridotto le possibilità di pesca alle popolazioni, sebbene, in realtà, ne fosse responsabile.

Le riserve di pesca e la chiesa

Le donazioni alla chiesa di titoli e diritti furono numerosissime ovunque, in tutti i paesi europei e, intorno al 1300, le diverse organizzazioni ecclesiastiche erano in possesso di gran parte delle riserve di pesca. Bisogna obiettivamente riconoscere che la chiesa promosse, come in altri campi, una certa cultura e un rispetto per il fiume, cosa che sarebbe stata senza dubbio più difficile ottenere da principi e feudatari.

Come appena detto, accadeva spesso che i diritti di pesca venissero donati dai principi a comunità religiose. Un esempio lo possiamo trovare nel 711 quando  Romualdo II, Duca di Benevento, donò alla chiesa di S. Sofia in Ponticello un lago artificiale e un tratto di fiume nelle vicinanze. Oppure nel 753, quando il Re dei Longobardi, Astolfo, regalò metà delle peschiere del territorio mantovano all’abbazia di Nonantola. Nel documento di questa donazione si legge inoltre che Ottone, Re di Mantova, ordinò, nel 813, che i pescatori di Mantova e Bondeno versassero metà dei prodotti della pesca all’abbazia di Nonantola.

Come già era accaduto per i diritti esclusivi di caccia su vasti territori, il diritto esclusivo di pesca ebbe sempre più carattere di compenso per servigi resi o per determinate convenienze politiche. Nel 919 Berengario donò a Rotherio, diacono di Pavia, il diritto esclusivo di pesca di un tratto del fiume Ticino e, nel 1014, Enrico I concesse al vescovo di Novara il diritto di pesca nel Toce e nei corsi d’acqua della Val d’Ossola.

Diritti di pesca nell’Italia Meridionale

Nell’Italia meridionale, invece, questi doni erano più frequentemente elargiti dai feudatari, probabilmente perché qui l’autorità Regia era meno determinante. Tuttavia nel 1158, con la legge denominata “Dieta di Roncaglia”, si tentò di regolamentare le cessioni di tratti di fiumi e, soprattutto, zone di pesca che venivano spesso affittate. Accadeva di frequente infatti che interi fiumi o laghi venissero affittati a pescatori dietro compenso in danaro. Nel 1170, ad esempio, i vescovi di Lodi affittavano ai pescatori i diritti di pesca concessi loro dall’Imperatore, riscuotendone un canone.

Caduto il governo Regio e dopo la pace di Costanza nel 1183, Federico I rinunciò a tutte le prerogative feudali a favore dei Comuni, anche per quanto riguardava i diritti esclusivi di pesca. Tuttavia, la maggior parte di questi erano in mano ad ecclesiastici, chiese, monasteri, mense vescovili, i quali, pur professando principi cristiani, erano contrari a rinunciare a questi privilegi a favore dei poveri pescatori. Non sempre i Comuni riuscirono a fare prevalere la loro volontà contro gli ecclesiastici che detenevano tali privilegi, essendo in ciò ostacolati dalla fede religiosa dei cittadini e dall’autorità ecclesiastica sempre temibile.

La rinuncia di Federico I, quindi, fu in molti casi solamente un atto formale. A conferma di questo citiamo l’esempio del 1161 ossia quando Federico I rinunciò ai diritti di pesca sul fiume Po dalla foce dell’Agogna a quella del Ticino e a quelli sul Ticino e sui lago di Lugano e di Como a favore dei Comuni. Il tutto non fu attuato però fino alla metà del 1500. Bisogna dire che spesso anche i Comuni, dopo aver ereditato questi privilegi, si rendevano protagonisti di speculazioni simili a quelle esercitate dai feudatari e dalle organizzazioni ecclesiastiche. Sempre per citare un esempio, nel 1307 il Comune di Novara affittò per 9 anni il diritto di pesca della Val d’Ossola e sul fiume Toce (già appartenenti al Vescovo di Novara per concessione Imperiale) a un privato.

Diritti di pesca nell’era moderna

Durante le Signorie il sistema di sfruttamento non cambiò radicalmente e le diverse dominazioni straniere (spagnola, francese e austriaca) non modificarono la struttura dello stato giuridico nelle acque interne. Le uniche variazioni si registrano, infatti, nei nomi dei beneficiari. Spesso i diritti esclusivi di pesca venivano frazionati e ceduti separatamente, come avvenne nei fiumi Adda e Ticino. Carlo II, Re di Spagna e duca di Milano, l’11 marzo 1689 concedeva al Marchese Don Giorgio Clerici, in cambio di un pagamento in pesos, il diritto di pesca in vari tratti di Adda e Ticino, trattenendone altri. Successivamente i diritti di pesca privati furono riconosciuti e tutelati dalla legge italiana n° 3706 del 1877. Con modifiche sostanziali le leggi del 1880,1884 e 1921 portarono lentamente ad una eliminazione quasi totale di questi diritti a favore del pubblico e, nel decreto del 27 febbraio 1936, i possessori di diritti esclusivi di pesca furono obbligati a migliorare e tutelare il patrimonio ittico con pena il decadimento di tali diritti in caso di inosservanza.

Il resto della storia e la condizione attuale dei nostri fiumi l’abbiamo, purtroppo, sotto i nostri occhi ogni volta che andiamo a pescare.

Giorgio Cavatorti

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi